Morire… dormire… forse sognare

Freud diceva che il sogno è la via regia per l’inconscio, Jung affermava che il sogno è un “teatro in cui chi sogna è scena, attore, suggeritore, regista, autore pubblico e critico insieme”. L’interesse nei confronti dei sogni è molto antica e nel culto di Eusculapio in Grecia veniva praticata l’incubazione dei sogni, un modo attraverso cui le persone potevano … Continua a leggere

Il disagio come opportunità di crescita

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“Non esiste cura o miglioramento che non inizi dall’individuo stesso” (C.G.Jung)    Soffrire d’ansia, avere un attacco di panico, essere invasi da una profonda tristezza e melanconia che invade l’anima e annulla ogni interesse per il mondo, rappresentano con sempre più frequenza difficoltà psicologiche vissute da molte persone. Purtuttavia se questi momenti saranno colti come una domanda che interroga sé stessi e il … Continua a leggere

“Talking cure” curare con la parola

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La parola è proprio del linguaggio umano, nessun altro essere vivente ha questa capacità specie specifica così afferma Heidegger in Borgna: (Borgna E. “Le figure dell’ansia”) : “L’uomo parla. Noi parliamo nella veglia e nel sonno. Parliamo sempre, anche quando non proferiamo parola, ma ascoltiamo o leggiamo, ci dedichiamo a un lavoro o ci perdiamo nell’ozio. In un modo o nell’altro … Continua a leggere

Dalla depressione si può uscire?

Cosa significa quello stato di sofferenza, misto di tristezza, inquietudine, ansia e vuoto che porta la persona a non voler più uscire di casa, a stare con gli altri, a sorridere? Uno stato che fa sembrare ogni giorno inutile e l’isolamento la normalità. In “Lutto e melanconia” (1915) Freud paragona la melanconia al lutto, in quanto ”psichicamente caratterizzata da un … Continua a leggere

Quando è difficile esprimere le proprie emozioni…

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depressione 4Nel linguaggio comune si dice che alcune persone sembrano “fredde”, “distanzianti”, ma anche forti,  non tradiscono alcuna emozione…     In realtà ciò che probabilmente accade è che queste persone hanno «una difficoltà ad esprimere le emozioni… uno stile comunicativo incolore» (Solano, 2001) che ci porta a descrivere un comportamento di questo tipo con un nome “alessitimia” che deriva dal greco e significa assenza di parole per le emozioni . Ne risulta che «la persona non reprime, inibisce o nega le emozioni, bensì non ha parole, in altri termini, non riesce ad esprimere le proprie emozioni» (Solano, 2001). Le persone che soffrono di alessitimia sono incapaci “di contenere un affetto troppo forte, in eccesso, e quindi della possibilità di potervi pensare…un mancato riconoscimento dell’affetto e del dolore psichico che non ha parole per essere espresso, un affetto inaccessibile al conscio … che viene congelato e la rappresentazione verbale che lo connota polverizzata, come se non avesse mai avuto accesso al soggetto» (McDougall, 1989, p. 33).

Un altro aspetto da sottolineare è che tra le componenti scatenanti l’alessitimia, troviamo il trauma, sia quello precoce, avvenuto in età infantile, sia quello avvenuto successivamente, nell’età adulta (catastrofi, guerre). Inoltre l’alessitimia non appare sempre essere il risultato di eventi traumatici, ma anche di uno stile emotivo famigliare, di una modalità espressiva, tant’é che se un genitore si mostra emotivamente positivo nei confronti del figlio, questo può favorevolmente incidere e proteggerlo da un possibile sviluppo dell’alessitimia, anche se ha subito maltrattamenti o abusi dall’altro genitore (Kooiman e al., 2004). Infatti il bambino può superare la sofferenza del trauma se può condividere la sua paura con qualcuno, ma se rimane solo, troverà rifugio da emozioni troppo forti congelandole, sino a non sentirle più.

Così l’ alessitimia sembra essere un processo necessario per sviare da stati affettivi negativi troppo opprimenti per riuscire ad attenuare esperienze emotive angoscianti e riportare un certo equilibrio emotivo.

La difficoltà per i pazienti alessitimici sta nel non riuscire a instaurare una vera relazione, pertanto verranno aiutati in una terapia che riesca a far loro provare quelle emozioni sconosciute e a riuscirle a esprimerle a se stessi e agli altri. Saper percepire un’emozione e saperla manifestare è sicuramente segnale di sanità mentale ed é l’obiettivo della terapia.