Dalla depressione si può uscire?

depressCosa significa quello stato di sofferenza, misto di tristezza, inquietudine, ansia e vuoto che porta la persona a non voler più uscire di casa, a stare con gli altri, a sorridere? Uno stato che fa sembrare ogni giorno inutile e l’isolamento la normalità.

In “Lutto e melanconia” (1915) Freud paragona la melanconia al lutto, in quanto ”psichicamente caratterizzata da un profondo e doloroso scoramento, da un venir meno dell’interesse per il mondo esterno, dalla perdita della capacità di amare, dall’inibizione di fronte a qualsiasi attività e da un avvilimento del sentimento di sé che si esprime in autorimproveri e autoingiurie e culmina nell’attesa delirante di una punizione” (Freud,1915)

Oggi usiamo meno frequentemente il termine di melanconia per connotare quello stato di sofferenza fatto di tristezza, inquietudine, ansia, senso di vuoto, perdita della libido, crisi di pianto, perdita d’interesse per l’ambiente circostante, che contraddistinguono di fatto lo stato depressivo. La mancanza di progettualità futura che spesso invade la persona depressa è accompagnato da un senso di impotenza e volontà che lo porta ad una diminuzione e/o annullamento della vita relazionale e sociale. La solitudine che ne consegue non fa che inasprire la già difficile situazione di disagio in cui, chi soffre, si trova suo malgrado a vivere. Infatti le persone depresse si sentono di frequente invase da un senso di solitudine, accompagnato da una sensazione di inadeguatezza e incapacità ad affrontare anche i più piccoli eventi della vita e paradossalmente anche dall’impossibilità ad uscirne.La persona non ha voglia di niente, “il mondo appare loro come grigio nel grigio, indifferente e sconsolante. Di ogni cosa vedono solo il lato sfavorevole e infelice” (Jaspers citato da Galimberti, 1999 ). La perdita è vissuta come ”perdita della possibilità di fare esperienza” (ibidem) e di reinvestire sulla realtà”.

“Per la persona depressa il passato non è passato e perciò non concede al presente di accadere e al futuro di avvenire. Tutto è congelato in un eterno, immutabile presente che diventa il tempo dell’incessante lamento” (Galimberti op. cit.). Un tempo che viene sentito vuoto, apatico, privo di interessi, senza desiderio e piacere. Il depresso non può fare esperienza perché questo comporterebbe restare aperti alle possibilità che provengono dall’esistenza, ma per lui questa possibilità non esiste, essendo fissato ad un passato “che impoverisce a tal punto il presente da non consentire ad esso di propendersi verso il futuro.”

Anche il corpo sopporta il peso di tanta sofferenza attraverso disturbi che possono incarnarsi nel corpo, come attacchi d’ansia, tachicardia o spasmi allo stomaco, un corpo che così rischia di crollare sotto tanta sofferenza. Le difficoltà che pervadono chi soffre di depressione non sempre viene compreso da coloro che gli stanno accanto e in alcuni casi si sente dire che è solo una questione di volontà: se la persona lo vuole veramente ne può uscire. Ma un atto di volontà non è sufficiente per guarire dalla depressione, tanto quanto non è possibile farsi passare il mal di stomaco con un atto volitivo. Ugualmente però è necessario uno sforzo di volontà per chiedere aiuto, perchè non è possibile farcela da soli e non è una vergogna farsi aiutare!Ecco cosa dice Veronica Pivetti nel suo romanzo “Ho smesso di piangere” un’attrice famosa che purtroppo ha sofferto di questa malattia e dalla quale ne è fortunatamente uscita:

“ll problema vero della depressione è che non la puoi raccontare, non la puoi descrivere. È invisibile… La cosa di cui ho avuto più bisogno è stato l’ascolto. Il malato di depressione ha bisogno di essere creduto… La depressione è una malattia e va trattata come tale. Ma spesso non ti credono. Perché quando ti rompi un braccio o una gamba, è evidente. Ma quando ti rompi dentro non si vede. E allora per molti è come se non c’è. Lo scetticismo è doloroso, ed è faticoso dover convincere di stare male… Poi un giorno, uscita da uno studio… qualcosa è cambiato. Ho respirato l’aria di Roma. Un’aria frizzante, leggera, bella, che mette addosso un’emozione unica. Mi sono accorta che ricominciavo a sentire delle sensazioni. E ho capito che i miei sensori stavano tornando a funzionare. Era l’inizio della ripresa…”.

Rivolgersi ad un professionista diventa così il primo passo verso la guarigione per iniziare un percorso che aiuti a ritrovare gradualmente una nuova visione del mondo circostante e così nuove energie e nuove modalità per affrontare i piccoli e i grandi momenti della vita.

a cura della dott.ssa Elisabetta Cerruti Sola

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