Gioco d’azzardo

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Giocare d’azzardo è una modalità molto antica che risale a molti anni fa, perchè troviamo i primi segni nel 4000 a.c. in Egitto, e la parola stessa “azzardo” deriva dall’arabo “az-zahr” che significa dado, perchè attraverso i dadi l’uomo sfidava la fortuna, interrogava le forze divine, usciva in qualche modo dalla realtà di ogni giorno sperando in un futuro propizio.

Negli ultimi 15 anni il gioco d’azzardo ha avuto un incremento continuo in tutti i settori della popolazione, infatti secondo i dati del CNR (Centro Nazionale Ricerche) contiamo un milione di persone a rischio (di gioco patologico) in Italia e 300.000 giocatori già patologici. Il denaro speso nel Gioco d’Azzardo Patologico (G.A.P.) dal 2003 è costantemente aumentato passando da 16 agli 89 miliardi nel 2012.

Perchè è così aumentato?

Perchè in passato, negli anni 80′ e 90′ la Lotteria non era istantanea, i biglietti venivano acquistati (Totocalcio, Lotto, Lotteria Italia) ma le persone dovevano attendere almeno una settimana (Lotto, Totocalcio) se non alcuni mesi nel caso della Lotteria Italia per sapere se avevano vinto , e comunque la somma impegnata era poca perchè non esisteva il risultato immediato o la sensazione della “quasi vincita” , di sfiorarla la vincita (è uscito il 22 ed io ho il 21 o il 23) che accresce il desiderio continuo del gioco.

Inoltre le persone che giocano sono convinte che i soldi spesi possano ritornare alle stesse persone che li hanno persi. In realtà quello che sappiamo, applicando le regole matematiche è che ad esempio su 30 milioni di biglietti “Grattaevinci” solo 5 sono quelli vincitori di premi di 500.000 €, e che il 92% dei biglietti vincenti, vince somme pari a 5 o 10 euro. Come spiegano in modo facile e divertente Paolo Canova e Diego Rizzuto (http://www.fateilnostrogioco.it/) esperti in matematica e fisica, alla fine solo una cosa è certa: si perde sempre!

Anche le pubblicità sono spesso fuorvianti perchè incentivano al gioco e non mostrano i grossi rischi che si corrono e i danni causati dal giocare troppo e a lungo. Perchè il gioco può diventare una malattia, una dipendenza vera e propria e il nostro cerevello subisce le stesse modifiche di chi ha una dipendenza da sostanze psicoattive come alcol e droga. Ciò significa che a lungo andare il giocatore può accusare sintomi dell’umore, depressione, difficoltà nel sonno, difficoltà di memoria e apprendimento.

Ma cos’è il gioco d’azzardo patologico?

Il Gioco d’Azzardo Patologico (GAP) è stato riconosciuto nel 1980 e classificato nel DSM IV (Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) come un

“disturbo del controllo degli impulsi non altrimenti classificati”, come un “comportamento persistente, ricorrente e maladattivo di gioco che comprende gli aspetti della vita personale, familiare e lavorativa del soggetto”.

A partire dagli anni 90 il gambling è stato inserito nel gruppo delle “dipendenze senza droghe”, ossia quel vasto gruppo di condotte additive connesse a situazioni di per sé stesse non dannose (per es. lo sport, il sesso, l’uso delle nuove tecnologie) che in alcuni soggetti arrivano ad assumere le caratteristiche della dipendenza”.

Da questo punto di vista, il giocatore d’azzardo patologico è un tossicomane che vive i momenti di euforia quando gioca come il cocainomane quando assume la sostanza, e momenti down di prostrazione tra una giocata e l’altra (con sintomi depressivi e ansiosi, disforia, irritabilità) come il tossicomane tra un’assunzione e l’altra (“Il gioco d’azzardo patologico” La Barbera D., La Cascia C. Dipartimento di Neuroscienze Cliniche, Sezione di Psichiatria, Università degli Studi di Palermo).

Ma non tutti i giocatori diventano giocatori malati, molti giocano per divertimento, senza esserne dipendenti. Cosa succede allora?

Il passaggio dal gioco abituale al gioco d’azzardo avviene gradualmente e per fasi, in un arco di tempo che può anche durare anni. Lo pschiatra Robert Custer nel 1982 aveva schematizzato le fasi che coinvolgono chi gioca passando da una prima fase VINCENTE in cui il giocatore gioca occasionalmente, e sollecitato da alcune vincite continua a giocare entrando poi nella fase PERDENTE con un impiego crescente di denaro e tempo dedicato al gioco che lo porta alla fase di DISPERAZIONE in cui la situazione degenera e la persona non sa più che fare.

Attraverso la fase successiva, quella CRITICA in cui il giocatore desidera uscire dalla situazione e cercare aiuto potrà transitare in quella di RICOSTRUZIONE e CRESCITA verso un nuovo modo di vivere e affrontare la vita.

Cosa fare?

La prima cosa da fare è non vergognarsi nel chiedere aiuto perchè chi gioca in modo compulsivo è malato ed è importante rivolgersi a qualcuno: il proprio medico, uno psicoterapeuta, il Servizio Dipendenze della propria ASL o il Gruppo Giocatori Anonimi http://www.giocatorianonimi.org/, ma soprattutto non rimanere soli perchè

uscirne è possibile, se si chiede aiuto!